
Il territorio di Vernole è caratterizzato dalla presenza di numerose masserie
quasi tutte fortificate con alte mura di
cinta, fossati, alte torri fornite di
caditoie, garitte di osservazione. Il tutto era dovuto alla minaccia costante
dei turchi che nei secoli hanno battuto la costa salentina.
Ogni masseria era costruita in
modo tale da essere autosufficiente. Intorno ad essa erano disposte la chiesa,
il molino, il forno, il frantoio, le case dei coloni, i magazzini per le derrate
e le stalle per il bestiame..
I Pagliari sono la più tipica manifestazione architettonica locale. Sono costruiti da strati di pietre che poggiano su uno strato anulare sottostante, e che si restringono progressivamente di circonferenza fino a raggiungere un’apertura minima dove viene posta a chiusura una pseudo cupola a forma conica. Per unire le varie pietre non si usava malta o altro ma è ben evidente che il tutto era il risultato di un grande ingegno creativo. La robusta cortina muraria isolava l’interno dalla variabilità termica esterna.
La masseria, in origine convento dei Gesuiti, ha avuto nei secoli dei notevoli mutamenti e trasformazioni testimoniate dalle costruzioni più diverse che la circondano. La chiesetta risale al 1500, l’impianto principale al secolo successivo e quindi nel 1800 le altre costruzioni che dimostrano la sua trasformazione in masseria. Le antiche origini del sito sono testimoniate dagli ulivi bimillenari (i più vecchi d’Europa) che si ammirano a poche decine di metri e che indicano il tipo di agricoltura che qui si praticava e dalla Strada Traiana che la lambisce e che terminava il suo tracciato a Roca.
Si racconta che Ottaviano Augusto, nipote di Cesare, dovendo tornare in patria dall’Albania per la morte dello zio e temendo di sbarcare nei porti di Brindisi, Otranto o San Cataldo per paura di attentati, sbarcò a Roca Vecchia e sulla strada di accampò a Visciglito, forse già all’epoca una fattoria tenuta da amici fidati. (Appiano Alessandrino nella Storia di Roma, Nicola Damasceno nella Vita di Cesare)
La sua denominazione non dovrebbe essere una sua peculiarità, stante il fatto che, da ricerche, anche a Solofra (AV), in Provincia di Salerno e di Foggia (intorno ai primi anni del 1200, ai tempi di Federico II) esistano altri “Visciglito” il cui significato dovrebbe essere “località piena di Viscigli (piante giovani da innestare).
LA MASSERIA FAVARELLA
E’ databile intorno alla
metà del XVI secolo e sorge a circa 2 Km da Acaya sulla via per il mare e
rientrava nel disegno complessivo di difesa che riguarda il triangolo Lecce-S.
Cataldo-Roca Vecchia. Disponeva di una sorte di ponte levatoio interno che
interrompeva una scala in muratura isolando il piano rialzato dal piano terra.
Caratteristica di questa masseria una “neviera” ricavata in un locale sotterraneo scavato nella roccia dove veniva conservata la neve raccolta in inverno che era confezionata in piccoli blocchi divisi fra di loro da paglia o foglie secche.
MASSERIA LI CANDI
Un piombatoio a doppia bocca difendeva la finestra del primo piano e la porta d’ingresso del piano terra che originariamente era munita anche di una porta-levatoia che una volta chiusa rendeva difficlle qualsiasi tentativo di accesso.
MASSERIA PIER DI NOHA
E’ sulla via che da Vanze conduce ad Acaya e probabilmente prende il nome da un certo Pier de Noha, un prelato francese al seguito di Carlo d’Angiò. Su una facciata della torre campeggia lo stemma degli Acaya
MASSERIA CESINE
Faceva parte anche essa del sistema difensivo costiero e faceva parte del feudo di Acaya. Come la masseria Favarelle aveva una neviera. Recentemente restaurata è utilizzata dal WWF come punto di riferimento per le visite guidate alla Riserva Naturale delle Cesine.