Alcuni dati sul movimento demografico del Comune di Vernole

    Anno 1807 Anno 1845 Anno 1951 Anno 1971 Anno 2001
Vernole

abitanti

1190 1436 2633 2763 3001
Strudà   661 599 1223 1458 1719
Pisignano   228 359 828 931 1043
Acquarica   265 221 660 890 1040
Acaya   221 244 410 483 485
Vanze   175 142 197 208 301
    2740* 3001 6063 6733 7589

* sull'Atlante salentino risultano 2079 abitanti complessivi. Poiché la differenza è esattamente di 661 abitanti quanti sono quelli di Strudà si può ipotizzare uno strano errore di calcolo (!!).
(Nota della Pro Loco)

Il “Comune” di Vernole

Il Comune di Vernole nella aggregazione attuale nasce con la Legge per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia (marzo 1865).

In essa, sotto il  Titolo II art. 14 si legge :”I Comuni contermini che hanno una popolazione inferiore a 1500 abitanti…..che si trovino in condizioni topografiche da rendere comoda la loro riunione, potranno per decreto reale essere riuniti….”

Infatti fino al 31 dicembre 1865, a Strudà, Pisignano, Acquarica, Acaya e Vanze i Registri di nascita vengono tenuti autonomamente da ogni centro e debitamente firmati dal proprio Sindaco, mentre dall’ 1 Gennaio 1866 detti Registri vengono inglobati in un Registro unico redatto presso il Municipio del comune di Vernole e firmato dall’unico Sindaco del Capoluogo.


Il terremoto

Una violenta scossa di terremoto sveglia i vernolesi la notte del 18 gennaio 1833. Tremano le case, alcune crollano, sembra paurosamente ondeggiare la Colonna di S. Anna. La popolazione corre all’aperto ed accende i fuochi per riscaldarsi.  Così fa anche nella notte successiva perché si teme la replica.. Non c’è nessuna vittima, però dopo lo scampato pericolo si istituisce la Festa di “S. Anna piccinna” nella cui ricorrenza sopravvive l’usanza del falò (la fòcara) che brucia lo stesso giorno del terremoto.


I patrioti

Nel luglio del 1848 Francesco De Carlo e Vitantonio Sansonetti, liberali di Vernole, s’incaricarono di trasportare a Lecce un vecchio cannone che si trovava a Torre dell’Orso.

Esso sarebbe dovuto servire a difendere il Governo provvisorio contro le truppe borboniche, il cui invio era ritenuto imminente “per ristabilire l’ordine.”

Come si sa, “l’ordine” venne purtroppo ristabilito, il Governo provvisorio sciolto, la Costituzione abolita e Ferdinando II riprese saldamente il governo nelle sue mani. Seguirono, processi, condanne, carceri ed esili.

Il tutto è raccontato minuziosamente da Eugenio De Carlo in “Albori e fiamme di libertà nel leccese”, pp. 119 e segg. .


Il permesso

Il 29 novembre 1848, come si legge nel Libro dei Morti dell’Archivio Parrocchiale di Vernole, Saverio Quarta, contadino, muore per incidente sul lavoro, cadendo da un albero di ulivo nel fondo denominato Caronte. Può essere regolarmente seppellito in Chiesa, perché prima di spirare ha potuto pronunciare – in extremis – il nome di Maria.


Pro e contro

Francesco De Carlo Banzi venne processato perché il 24 luglio 1859, nel mentre nella Piazza di Vernole si festeggiava il fausto avvenimento al Trono di sua Maestà il Re Francesco II (Nostro Signore) ed il popolo riunito gridava Viva il Re, egli, il De Carlo, rivolto a molti che gli stavano d'attorno si era permesso di dire che solo i fessi stavano gridando Viva il Re, e con queste parole aveva promosso il riso di tutti gli astanti…. (Albori e fiamme…pp. 224 e segg.)


 

Il Frantoio Ipogeo “Caffa”

Con decreto del 17 Dicembre 1885, firmato da Umberto I e controfirmato dal Presidente del consiglio Depretis, il Consiglio comunale di Vernole è autorizzato “ad acquistare un trappeto a grotta di proprietà di Bernardini Pasquale, per sistemare il largo Caffa”.

La somma concordata fu di L. 1800, escluse le strutture interne, i torchi e i recipienti di olio.


La campana della Chiesa Madre

Con delibera  del 3 maggio 1893 (cui seguì regolare contratto dell’8 agosto) il Sig. Olita Giuseppe, negoziante di Lecce, si impegna a sostituire la vecchia campana della Chiesa Madre di Vernole con altra dello stesso peso e dello stesso diametro al prezzo di L. 1000 da pagarsi  in 5 rate annuali (!!!).


La morte e…la beneficenza

Allo spirare del secolo, il 29 luglio 1900 fu Ucciso a Monza Umberto I.

Il comune di Vernole, non mancò di far celebrare il 21 agosto “un solenne funerale a spese del Municipio, il quale sin dal primo giorno dell’infausta notizia aveva preso il lutto per tre mesi.”

A cura dello stesso Municipio fu dispensata a tutti i presenti la preghiera dell’Augusta e addolorata Regina e da parte della Congregazione di Carità furono distribuiti due quintali di pane ai poverelli.


Le balie

Nel passato, come risulta anche dai registri di nascita, il numero dei figli illegittimi era altissimo.

Dalle carte comunali si riscontra che, nel 1914,  erano operanti nel Comune 20 balie (o “nutrizze”) che allattavano i figli illegittimi. Per tale prestazione il Comune di Vernole versava 6 lire al mese a ciascuna delle 20 balie.


La toponomastica

In data 29 agosto 1931 il Podestà di Vernole Cav. Geom. Luciano Graziuso “ritenuto debito di perpetuare il nome della Città, Madre delle Genti e del diritto, il cui nome costituisce il massimo titolo di gloria e di orgoglio per tutti i buoni italiani, specie dopo che con l’avvento del glorioso Regime Fascista il suo volto secolare è divenuto nuovo Faro di Civiltà, cui si volge ammirata l’attenzione di tutti i popoli della terra, visto che in questo Comune una delle principalissime vie conserva il nome di Via Foggiaro, che nulla dice (!!!) e nulla ricorda agli italiani rinnovati, delibera mutare la denominazione della predetta Via Foggiaro…in quella di Via Roma, che ricorda millenni di storia e di civiltà italiana” (Il toponimo Foggiaro già attestato a Vernole nel 1686 quando il detto rione contava 36 famiglie per un totale di 114 abitanti, deriva dal fatto che, nel punto dove la strada assume, slargandosi, forma di piazza, erano scavate le fogge (fosse) per deporvi il grano o altri cereali.)


Lo sciopero

Le elezioni amministrative del 6 novembre 1960 avevano dato un risultato strano dal punto di vista dei numeri ma esatto nella logica delle legge in vigore allora.

Le liste civiche  avevano riportato 1.950 voti ed ottenuto 10 consiglieri, mentre la lista della D.C. aveva riportato 1.250 voti ma ugualmente 10 consiglieri.. Da tale situazione non scaturiva nessun risultato positivo per la elezione del Sindaco e la popolazione fremeva mentre qualcuno sperava nell’intervento della Prefettura con la nomina di un commissario per evitare qualcosa di peggio.

Nessuno intervenne e “qualcosa di peggio” successe la mattina dell’8 gennaio 1961, quando le forze dell’ordine caricarono con un carosello di camionette i dimostranti nella Piazza.

Questi, invece di disperdersi, insorsero energicamente, reagendo con lanci di pietre e di altri oggetti.

Ma ben presto polizia e carabinieri ebbero la meglio, furono eseguite retate di cittadini e per due giorni si respirò aria di stato di assedio. Solo allora le Autorità si decisero a nominare un Commissario Prefettizio.

Seguirono processi che si conclusero, per fortuna, senza condanne.


Referendum

- Referendum istituzionale 2 Giugno 1946:

voti per la Repubblica 169 voti 6%
voti per la Monarchia 2565 voti 94%

- Referendum 12 maggio 1974 per l’abrogazione della Legge sul Divorzio:

Si 2246 voti 60%
No 1535 voti 40%

N.B. Le notizie sono tratte dal libro “Vernole e Frazioni” del Prof. Luciano Graziuso