Sul territorio di Vernole si estende per circa 640 ettari la zona umida delle Cesine al cui interno è presente la stupenda Oasi naturalistica che è caratterizzata da una ricca e varia vegetazione oltre ad una numerosa fauna stanziale e migratoria.
Il nome deriva da “seges” (zona abbandonata) ed era una cittadella che si ergeva nei dintorni del Castello di caccia realizzato da Alfonso dell’Acaya. Essa costituisce uno degli ultimi tratti delle paludi che si estendevano tra Brindisi e Otranto. I tentativi di bonifica, di prosciugamento di aree umide e di rimboschimenti attuati negli anni ’30 e ’40 hanno influito negativamente sull’area ma oggi esistono ancora alcune specie di vegetazione rare e ad alto rischio di estinzione. I due stagni, “Salapi” e “Pantano Grande”, alimentati dalle piogge, sono separati dal mare da un cordone di dune sabbiose. Nell’insieme la riviera è costituita dalle dune, l’area palustre, la pineta, la macchia e la zona coltivata. L’Oasi è stata istituita nel 1978 a seguito della dichiarazione di interesse internazionale con la convenzione firmata a Ramsar e nel 1980 è stata riconosciuta Riserva Naturale di Popolamento animale. Attualmente l’Oasi è gestita dal WWF che ha una sede locale nell’omonima masseria, in corso di ristrutturazione.  Uccelli in libertà, cormorani, aironi, garzette, cavalieri d’Italia, falchi pescatori, rare cicogne e centinaia di folaghe popolano i due laghi insieme a moriglioni, volpoche, alla volpe, al tasso e al riccio. Un ambiente circondato dal silenzio che sembra gridato dalle spinose pini, cipressi, canneti e dalla folta macchia mediterranea trapuntata di orchidee spontanee e garofani selvatici.